BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

L’ora più buia

L'attacco russo all'Ucraina segna il "punto di non ritorno"

La guerra non è altro che la continuazione della politica con altri mezzi. E Putin  da stamattina sembra aver preso alla lettera la massima sulla guerra del generale prussiano Von Klausewitz. Sì, sta succedendo davvero in questa fredda ma tersa mattinata di fine febbraio. Le prime notizie avare di dettagli si accavallano l'una dopo l'altra in radio, seguite a ruota dalle striminzite immagini in tv, con i giornalisti un po' attoniti e colti alla sprovvista, i toni gravi degli anchormen e le prime dichiarazioni ufficiali stitiche e angosciate di capi di stato e di governo. Il tutto in una confusa girandola.

È successo tutto all'improvviso. E a dire il vero, nessuno fino a ieri avrebbe potuto immaginare di trovarsi a dover commentare un' invasione tanto subitanea, già massiccia e condotta su così larga scala come quella Russa che oggi ha visto toccare  ben tre fronti. Si pensava che il digrignare dei denti e lo sfoggio di muscoli di Mosca delle ultime settimane rientrasse nel solito canovaccio, prima di ogni pacifica presa di potere. Si noti l'ossimoro. Era successo già nel 2014 in Crimea, quando con qualche speronamento in più e senza clamorosi spargimenti di sangue, Mosca si era riaccomodata al centro del Mar Nero, cancellando Kiev con un veloce colpo di penna. 

Stamattina, invece, il tratto di penna è stato sostituito dai colpi dei carri armati russi. Secondo la guerra d' informazioni, si sarebbero dunque aperti tre fronti nel cuore dell'Ucraina. Da est (dalle repubbliche sollevate di Lugansk e Donetsk)  da nord (dalla Bielorussia) e da sud (Crimea). Le sirene antiaeree tornano a suonare a Kiev e nelle maggiori città ucraine, dopo la seconda guerra mondiale. Mentre più di 70 sono gli obiettivi conquistati, secondo i bollettini russi. In questo momento, mentre scriviamo, le notizie continuano ad inseguirsi vertiginosamente. Con report di combattimenti a due passi dall’aeroporto di Kiev e nel vecchio e pericolosissimo sito di Chernobyl; seguite dalle dichiarazioni del governo ucraino ai propri concittadini di  mantenere la calma e di rimanere chiusi in casa e dai primi numeri di caduti civili e militari. Nel frattempo, in queste ore drammatiche in cui potrebbe succedere di tutto, lo stesso presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelenskyy, non riesce a mascherare il timore per la sua stessa incolumità. 

Fino a poche ore fa si giocava una partita a scacchi, con ognuno dei giocatori che muoveva le proprie pedine a seconda della strategia di gioco. Poi ad un certo punto, con un colpo di mano, uno dei giocatori ha fatto saltare il tavolo, buttando in aria la scacchiera. Game over. Adesso si fa sul serio. E il problema vero è che da questo punto in poi non si intravede una via d'uscita. Con il ruolo degli Usa, della  Nato, dell' Onu e della Comunità Europea difficile a questo punto da indovinare. Da più parti si invocano le più dure sanzioni contro la Russia. Giusto. Ma, non si dimentichi che è stato Putin a sistemare con cura il piatto sulla bilancia dei suoi avversari: Mosca è dunque pronta a ricevere quanto gli Alleati vorranno metterci su. E a controbattere di conseguenza. Ma l'impressione è che non c’è conseguenza all’attacco che non sia stata già studiata nei minimi dettagli dal consiglio di guerra del Cremlino. Il che certamente non depone bene per un esito positivo del conflitto, qualsiasi saranno le decisioni prese dagli Alleati.

Comunque andrà, non è in dubbio che questa mossa fosse stata da tempo programmata dal Cremlino. Mentre da oggi si può certamente certificare un punto di non ritorno della Russia di Putin nei confronti di tutto l'Occidente. La retorica della de-nazificazione e della demilitarizzazione dell'Ucraina, usata a pretesto da Mosca è debole e lascia il tempo che trova. E l’impressione è che, se anche dovesse durare qualche altro anno,  dopo questa azione sconsiderata, il potere dello zar Vladimir Putin sia ormai destinato sul viale del tramonto. Non tanto per l’opposizione russa interna, notoriamente troppo debole per poterlo impensierire. Quanto per l’isolamento internazionale in cui si è andato a cacciare.

Al di là di tutte le valutazioni che si possano fare, c’è infatti una domanda che continua a non avere una risposta. Come è possibile che Putin non abbia valutato le conseguenze dell’isolamento internazionale dovuto a questo sconsiderato attacco? Una certa corrispondenza, come da più parti è stata sottolineata, con il Terzo Reich di Hitler, non fa altro che aumentare l'angoscia di queste ore cupe. Non fosse altro per il pretesto della Storia preso a giustificazione da Mosca, con la scusa della popolazione di etnia russa vessata all’interno delle varie regioni ucraine. Una sorda e sinistra corrispondenza con i territori dei Sudeti, la cui annessione dalla Cecoslovacchia fece da apripista alle violente aggressioni naziste all'alba della seconda guerra mondiale. Ora, che le provincie orientali ucraine siano in buona parte abitate da popolazioni di etnia russa e che da otto lunghi anni una guerra a bassa intensità sia da quelle parti un dato di fatto, questo sembra pacifico (ancora ossimoro). Ma non ci può essere Storia che tenga che giustifichi un’invasione così brutale, in seguito ad una presa d'atto unilaterale con così gravi conseguenze, in violazione di ogni trattato internazionale. 

Si apprende in questi momenti che il governo polacco ha annunciato di aver chiesto alla Nato di attivare l’articolo 4 del trattato dell’Alleanza Atlantica. Questo articolo prevede che uno o più paesi membri dell’alleanza militare, qualora ritengano che una parte dei propri confini siano minacciati, possano arrivare a deliberare un attacco armato, di modo che “ciascuna di loro, nell’esercizio del diritto di autodifesa, individuale o collettiva, assisterà la parte o le parti così attaccate”.

In quel caso sì, sarebbe certamente l’ora più buia per l’Europa e per il mondo intero dalla Seconda Guerra Mondiale.

Auguri a tutti noi.

24 febbraio 2022

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