BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

Madre Patria chiama! di Evgenij Viktorovic Vucetic

Io, tu e ...zio Carlo

Contro il pensiero unico: è utile rispolverare Karl Marx ?

A nessuno sano di mente verrebbe in mente di riesumare il vecchio mondo dell'Unione Sovietica con le sue strutture, le storture e i suoi rituali da incubo. Un mondo andato, ormai trapassato e che, oggi come allora, sembra suscitare un deciso ribrezzo per il grado di coercizione imposta ai propri cittadini. Un Sistema involuto, chiuso ed invasivo che penetrava l'individuo lacerando la sua libertà e condizionandone ad ogni bivio le scelte. Senza che il cittadino potesse avere il controllo del proprio futuro:  costantemente bombardato da un sistema di manipolazione ideologica che relegava il libero pensiero nei bui sottoscala dei circoli della dissidenza. A scanso di equivoci: non ci può essere nostalgia verso quel tipo di mondo. 

Tuttavia, e questa sarà la nostra tesi di oggi: alla luce della crisi della democrazia negli ultimi decenni, c'è anche solo una possibilità in un futuro prossimo per un ritorno di fiamma a forme di convivenza civica vicine al comunismo classico? (post storico) . E quindi: c'è qualcosa di buono che possiamo salvare di quell'esperimento storico "finito male"?  

La domanda da cui partiamo per istruire la nostra ricerca è quella "di rigore": siamo sicuri di vivere adesso, con la Democrazia,  nella migliore delle forme di governo possibile?

Credo di interpretare il pensiero di diverse sensibilità se arrischio di abbozzare che siamo lontani dall'aver raggiunto la maturità democratica, considerando quest'ultima come "massima espressione del vivere civile fra gli abitanti di una comunità". La democrazia occidentale, per quanto vista da alcuni come la meno peggio fra le forme di governo, appare ben lontana  non solo dall'optimum ma anche da un'accettabile soglia di sufficienza. Basta passare in rassegna le sue clamorose contraddizioni per decretarne, al peggio, un mezzo fallimento e, al meglio, la classica vittoria di Pirro: dove, all'alto prezzo pagato a vantaggio di una minoranza sempre più esigua, corrisponde troppo spesso un malessere, se non una vera e propria idiosincrasia, ai danni del resto della cittadinanza.

Il calo della fiducia nei politici, nei partiti e nelle istituzioni, la diminuzione della partecipazione elettorale e l’aumento della volatilità nelle scelte di voto, sono i sintomi che più di tutti definiscono la crisi della democrazia. Ma anche l’incremento del numero dei partiti, la riduzione della durata dei governi, il sempre  più frequente utilizzo dei referendum e, in ultima analisi, l’esplosione dei populismi: conseguenza diretta della sfiducia ormai strisciante degli elettori. Non si scappa.

Questo malessere democratico viene spesso dilatato da uno stile di vita sempre più vorticoso in voga nella nostra società: la velocità con cui i mass media digeriscono tutto, l'irrefrenabile innovazione tecnologica e un consumismo che ormai divora triturandola ogni più strenua resistenza.

Il tutto, ovviamente, amplificato da un individuo sempre più narcisista e autocentrato che fagocita velocemente mode e tendenze e che tende ormai a cercare l'informazione a sua immagine e somiglianza, troppo spesso incurante di ricercare la "verità".

La nostra democrazia sembra dunque essere invecchiata male, trasformata in un laboratorio sempre più raccogliticcio, instabile e in costante e precario divenire, dove ad ogni passo in avanti sembrano corrispondere altrettanti passi indietro. Specialmente durante questo periodo di stress collettivo della pandemia che sembra aver accelerato una deriva che sembrava comunque già segnata.

Risultato? Con un uomo così fatto, narcisista, egocentrico, innamorato del proprio potere, non sembrano più esserci alternative plausibili all'orizzonte. Stato di fatto, peraltro, abbondantemente certificato dall'unica potenza sedicente comunista rimasta, la Cina: dove, digerito l'esperimento di ibridazione capitalistica, si mantiene ormai molto poco dell'originario spirito ed impianto marxista

Nessuna meraviglia, dunque, se questa Democrazia (insieme all'ormai inseparabile braccio destro "armato", l'esimio dott. Capitalismo)  sembra aver decisamente seppellito ogni alternativa socio-comunista presente (anche in potenza) sulla Terra. Con buona pace di Karl Marx... 

Boris Kustodiev, "Il bolscevico", 1920

C'è di più. Negli ultimi anni sta accadendo qualcosa di strano.  Sempre più frequentemente all'interno della società occidentale si assiste ad una forma di omologazione al pensiero unico: una vulgata "cotta e mangiata"  calata d'emblee dall'alto. Un controsenso, un vero ossimoro, se si pensa che le democrazie vantano invece nel loro DNA la ricerca della pluralità e si sostanziano in una sorta di alternanza civile (democratici-repubblicani, conservatori-progressisti, labour-tories etc.).

E invece, così come ai vecchi tempi dell'URSS e della DDR, quando il pensiero unico si faceva legge, modus operandi e spirito del tempo, anche al giorno d'oggi abbiamo a che fare con qualcosa che sembra avvicinarglisi. Un pensiero unico trasversale, apolitico e apartitico che pare farsi strada senza che alla base vi sia un sistema normativo di riferimento.

La chiamerei la "sindrome del figlio unico": portato di un sistema pseudo-democratico che, senza marcare distinzioni fra destra o sinistra, in fin dei conti, sembra risultare il vero vincitore di questi decenni bui.  Un 'figlio unico" viziato, cresciuto in assenza di confronto e di contraddittorio, tirato su con quel senso di superiorità sprezzante nei confronti di tutto e di tutti, tipico dei soggetti arroganti e prevaricatori.

Forte delle sue incontrovertibili verità, è pertanto difficile se non impossibile disarcionarlo, essendo diventato ormai vittima e contemporaneamente carnefice della propria sicumera. Un Pensiero Dominante che da Trent'Anni, dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi, è legge e che rappresenta il vademecum o se si vuole, il green pass, per ogni nazione che voglia solo far parte del prestigioso circolo d'Occidente, dove, fra le varie cose, non si ha più né tempo né voglia di nutrire dubbi. E dove, in definitiva, si sale a bordo, come su un ottovolante ... per essere guidati attraverso il lungo ed accidentato budello che non prevede fermate e ripensamenti.

Un sistema basato su queste storture rischia di rigettare (o quasi) ogni forma di apertura politica all'esterno, mentre al suo interno non  si preoccupa più di tenere in degna considerazione la diversità di opinione, le ampie differenze culturali, le naturali divergenze di classe, le molteplici sensibilità e le forti discrepanze presenti all'interno delle comunità. A tutto vantaggio invece di un pensiero teorico fintamente democratico, solo apparentemente e  grossolanamente valido per tutti.

Ad approfittare di questa estrema debolezza della democrazia pare siano stati ultimamente i vari movimenti del Complottismo Internazionale, che stanno di fatto cercando di disarcionare da destra il cavallo in corsa della democrazia capitalista. Intercettando per altro consensi non solo in ambienti di estrema destra ma pescando a piene mani fra i vari disinnamorati della politica.

Ecco perché una democrazia debole rischia di innescare un vero e proprio scivolamento nel populismo più bieco. Ed ecco perché il complottismo trova terreno fertile fra i propri seguaci convinti ormai, per citare solo il loro ultimo cavallo di battaglia, di essere sotto  "dittatura sanitaria". A loro modo (per il complicato sistema della etereogenesi dei fini) rivendicando pertanto di essere vittime del "pensiero unico" della democrazia. E qui il cerchio si chiude.

Avviandoci verso la chiusura.

In questo vuoto di potere segnato dall'attuale democrazia, per quanto possa sembrare folle ed anacronistico, la mia impressione è che bisognerebbe ricominciare a rileggere Karl Marx, depurandolo da ogni interpretazione fuorviante  ed esegesi stantia. Il Capitale  potrebbe rappresentare un'ottima base di partenza intanto per rimettere al centro del progetto l'uomo e il suo spazio, oltre che per assumere un robusto antidoto al  dilagante fascismo.

Come dicevo all'inizio, a nessuno sano di mente verrebbe in mente di replicare un film già visto, quello dell'Unione Sovietica e delle spesso tristi realtà impiantate nei paesi del Patto di Varsavia durante il Novecento. Si tratterebbe invece di mettere in cantiere un progetto nuovo di zecca, dove a contare stavolta non sia l'avere ma l'essere. Semplicemente e per grandi linee.

Ma si può ripartire davvero dalla nostalgia di un mondo trapassato, a noi sconosciuto e universalmente condannato dalla Storia? mi chiedo a volte... La mia risposta è sì. A patto che si abbia il coraggio di prendere tutto il bene di quella esperienza e di buttare in mare tutto quel male che ne è divenuto.

Ricordate l'inno glorioso dell' Unione Sovietica ? Siete proprio sicuri di ricordarlo bene? Consiglio una seduta terapeutica, cuffia e stereo a palla per una ripassata veloce. Per scaldare il cuore.

E se ciò non dovesse bastare ... vi è mai capitato di vedere, anche solo in foto o in un video, la statua della "Madre patria chiama!" eretta a Volgograd per celebrare la vittoria contro il nazi-fascismo?

Capite adesso ciò di cui parlo?

È forse arrivato il momento di riprovare a crederci e di attrezzarsi per combattere il ritorno alla barbarie.

7 gennaio 2022