BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

Il contesto, la Rivoluzione e ... nessun fallimento

Caro compagno G.,

Leggo volentieri i tuoi scritti: primo perche' spesso imparo cose che non conosco e secondo perche' mi danno lo spunto per riflettere su quanto da te esposto con grande passione. Ammiro i tuoi scritti incentrati sulla ricerca storica, conditi con considerazioni acute e spesso originali ma che a volte non mi trovano del tutto convinto.

Tu dici che dopo il fallimento dell'esperienza dell' Unione Sovietica, bisognerebbe rileggere il marxisismo e rinterpetarlo. A mio avviso non c'è tanto da rinterpetrare se siamo convinti di cio' che Karl Marx sosteneva. Mi spiego: se è vero che le disuguaglianze vengono determinate da chi detiene i mezzi di produzione,  la ricchezza che ne deriva viene automaticamente concentrata nelle mani di poche persone. Semplicemente. Basta questo per capire come si sono sviluppate le storture di ogni societa' capitalista.

La Rivoluzione in Russia del 1917 e' stata l'unico esperimento al mondo nel quale si è cercato di dare vita a un modo nuovo di intendere la vita e i rapporti sociali e ovviamente, la socializzazione dei mezzi di produzione non ha mancato di scatenare le ire più feroci, in Russia come  presso tutti i paesi occidentali. Se non si tiene conto di tutto questo e del contesto storico in cui si sono svolti i fatti di quel tempo, non si riesce a comprendere quanto poi è accaduto in seguito.  Pertanto, con il senno di poi, bisognerebbe riconsiderare molteplici aspetti in gioco a quei tempi prima di asserire che l'esperimento marxista sia stato un fallimento.

In passato sono avvenuti esperimenti di questo tipo, di minore impatto: mi riferisco al movimento di Frate Dolcino nel 1340 che ha avuto luogo in Piemonte tra Varallo, Pratosesia, Biella e Novara, paesi in cui il frate e i suoi seguaci avevano creato una sorta di forma di socialismo condividendo i mezzi di sussistenza,  che allora erano essenzialmente la terra e i suoi derivati. E anche se quel movimento aveva connotati religiosi comunque rappresentava già allora una forma di vita sociale che oggi noi chiamamo in modo scentifico: socialismo.

In quel periodo si scatenarono le ire non solo dei latifondisti terrieri ma anche della stessa chiesa cattolica, la quale si premurò di raccogliere mercenari di ogni specie, specialmente nelle regioni del centro Italia laddove erano i possedimenti del Vaticano, per procedere con lo sterminio  della maggior parte dei "ribelli" che avevono osato cambiare il sistema di vivere: a loro fu destinato il rogo, senza pietà. 

Io non credo che l'esperimento dei russi sia stato inutile per l'intera umanita'. Noi godiamo ancora, in qualche modo, di diritti e benifici che aveva conquistato con grandi sacrificio il popolo russo. Basti pensare al  suffragio universale che comprende anche il diritto alle donne di votare, le otto ore settimanale, i consigli di fabbrica eletti dai lavoratori in loro rappresentanza nei luoghi di lavoro, i tanti movimenti di liberazione che sono nati in seguito in tutta l'America Latina, in tutto il centro dell'Africa. E non solo: quanto risveglio e coraggio ha suscitato la rivoluzione russa a differenza della rivoluzione francese del 1700 che ha sancito i diritti civili mentre la rivoluzione russa ha codificato e stabilito i diritti sociali i cui frutti godiamo ancora oggi (anche se non si sa ancora bene per quanto tempo...)-

Certo, il seguito alla rivoluzione, come era previsto dai suoi teorici non e' stato facile e molte cose si sono messe di traverso per impedire questo nuovo processo di convivenza umana. Per primi vennero i Cosacchi che scesero in campo, armati e appogiati dagli inglesi e dalla Chiesa Ortodossa; a loro  la rivoluzione aveva fatto molto male, requisendo  'immensita' di beni materiale che possedevano.  Poi venne l'accerchiamento economico e l'isolamento diplomatico che misero in gionocchia lo sviluppo successivo- Inoltre  si avvicinava sempre piu' l'aggressione nazista sostenuta e foraggiata dagli europei e dagli americani con l'obiettivo di porre fine a quell' esperimento che non piaceva nè ai paesi ricchi nè alla chiesa.

Questi gli aspetti negativi che bisogna considerare; una concatenzazione di eventi che hanno tentato di affossare ciò che con difficolta', economica, scentifica e culturale si tentava di realizzare. In ogni modo nonostante tutto questo, la Russia in poco tempo diventò una potenza: nel campo scientifico, militare, culturale e nell'emancipazione dei diritti umani. Bene.

Oggi noi diciamo mancava la liberta': alcune persone sono state represse, forse tante persone, dicono gli storici, ed e' chiaro che quando una persona viene repressa non va bene. Ma cosa dovevano fare i dirigenti di quell' esperimento se alcune persone in buona fede, ma manipolate da altri, per i loro fini tentavano di distruggere quello che la Rivoluzione stava costruendo e mettendo in piedi? Dovevano stare forse a guardare? O  piuttosto prendere provvedimenti in merito per impedire che tutto crollasse?

Compagno G., ci sarebbe tanto da scrivere su quegli eventi ma adesso sono stanco di scrivere con questi maledetti piccoli aggeggi (ndt: il cellulare) che poi io... non so manco come fare per correggere gli errori prima di trasmetterti la nota, perche' ho paura che salti tutto in aria e di perdere quello che ho scritto.

Ti prego solo di correggere e rieditare come meglio si addice il mio pensiero.

Saluti dal compagno Franco 

Francoforte sul Meno 9 gennaio 2022

Una piccola storia ... tutta da scrivere

Caro compagno,

ti ringrazio per le correzioni e gli aggiustamenti che apporti ai miei pensieri buttati cosi senza pensarci troppo sopra o senza rileggere prima di trasmetterli. Quando scrivevo con il computer prima di stampare leggevo attentamente e dove era possibile ristrutturavo e integravo i periodi necessari; ora con questi maledetti piccoli aggeggi temo sempre che tutto possa saltare in aria e quindi scrivo così come viene e neanche rileggo. Thomas Mann diceva, che alcune volte per scrivere i suoi romanzi una pagina la riscriveva trentacinque volte prima di ritenerla compiuta. Caro compagno tu dovrai pure tenere conto che io non ho una formazione scolastica, di cui tu sei in possesso: io sono un autodidatta e la mia formazione è frutto delle mie letture, del mio impegno politico sociale e della mia passione per la ricerca del sapere. Essendo vissuto in campagna, figlio di semplici contadini, a quell'epoca (erano gli anni 60) non era importante la scuola bensì il lavoro nei campi. Il ritornello era sempre lo stesso: la scuola non ti dà da mangiare, ma il lavoro sì. Io sono molto contento della mia vita che ho passato lavorando e vivendo in campagna, sin da bambino questa forma di vita mi ha dato una forza e un coraggio unici per affrontare il mio avvenire con orgoglio e serenità: caratteristiche della vita di campagna. Oggi vivere in campagna è un lusso, mentre allora per noi ragazzi era un disagio dal punto di vista scolastico e formativo. Personalmente non ho nulla da rimproverarmi sul mio passato, sono stato sempre fiero di quello che ho fatto; l’unica cosa che mi ha sempre tormentato è il non potermi permettere una formazione tecnico-scolastica. La sola eccezione, a parte gli studi primari, all’età di nove anni è stata quella di frequentare la scuola serale di musica, una delle mie passioni. Grazie a questa scuola mi è stato possibile frequentare altre persone, più mature di me, conoscere altri luoghi geografici e ambienti culturali diversi. Si può benissimo dire che la musica e la sua bellezza sono stati i primi “germi” della mia formazione personale e caratteriale. Non voglio dilungarmi molto sulla mia storia, è molto lunga, come la storia di ognuno di noi, e forse anche a volerla srotolare tutta... magari non si troverà nulla di particolare da attingere o da trasmettere ai posteri. Ma è la mia storia...  Di nuovo ti ringrazio per il tempo che impieghi leggendo e aggiustando alcuni miei pensieri.

Cari saluti dal compagno Francesco Belvedere

Francoforte sul Meno 26 novembre 2021

Per un mondo pieno di Benedettini

Caro compagno, 

Ho letto il tuo scritto sui benedettini; bello, storiografico e pieno di riferimenti sull'attualita'. L'"uomo nuovo" ne parlava anche Antonio Gramsci: se hai la possibilita' di procurarti un famoso libro scritto da lui prima di essere incarcerato che si intitola appunto La formazione dell'uomo non ti perdere nessuna di quelle preziose pagine. 

Gli sconvolgimenti di una societa' devono essere lunghi decine di anni per far si che possa iniziare una nuova era. A volte i cambiamenti portano bene  altre volte peggio di prima. Quello che stiamo vivendo adesso e' solo un teatro falsato che non tocca le coscienze dell'umanita' ma che crea solo un po di paura, che non sconvolge il sistema ormai basato su tutte quelle cose che tu citavi: egoismo, individualismo, arroganza, sopraffazione del piu' forte.

Benedetto era per l'amore, per la pace, per la comunita' per il bene comune per l'uomo nuovo. Sicuramente la vita monastica ha diversi elementi fondanti che ne regolano il funzionamento, per reggersi al suo interno, altrimenti non funzionerebbe.   Ma la societa' reale, quella dove vive la gente non e' un monastero, e' qualcosa di diverso.

Il sistema del socialismo aveva tentato di creare un nuovo modo di intendere la vita ma e' stato calpestato e messo a tacere... almeno per adesso. Si spera che in futuro ci possano essere tanti benedettini quanti ne possa contenere il mondo, ma non per creare conventi ma per diffondere un modo diverso di intendere la vita. Questi sono argomenti profondi che richiederebbero settimane di studio seminariale per approfondire tutte le problematiche che attenagliano  l'umanita' e i tempi cupi in cui viviamo.

Un caro saluto da compagno Francesco Belvedere

Francoforte sul Meno 23 novembre 2021

Dio & Cesare: a Dio lo spirito, agli uomini la società

 [01/07, 21:21] Franco Belvedere FRANKFURT:

Caro Salvatore, riflettendo sulla breve discussione di oggi mi preme rilevare alcune considerazioni: spesso ti capita di  confrontare il cristianesimo con il socialismo. Ma sono due entita' diverse che non possono essere comparate. Una cosa e' la religione che si basa sulle credenze dei fatti accaduti, o dei racconti tramandati o inventati nei secoli passati che si riferiscono a dei personaggi storici o anche (per chi crede) dei cosidetti profeti. Un'altra questione è invece il sistema della convivenza sociale all'interno di una società, con i suoi valori che si porta appresso, che rimangono indipendenti da quelli della religione ... Inoltre,  la religione e' più una questione individuale: c'e chi crede e chi non crede,  ma questo, in entrambi i casi,  a livello umano e sociale non può essere d'ostacolo o di disturbo per la società, perchè la religione è per gli adepti dello spirito, mentre la convivenza sociale invece è materia di ognuno di noi, per tutti.

Chiarito questo, il socialismo e' un sistema sociale di convivenza che si applica alla società laica e, a differenza del sistema capitalistico,  al suo interno i comportamenti dell'uomo hanno un fondamento nobile e profondo e sono orientati al bene comune. Qui, nel socialismo non ci può essere spazio per le usurparzioni e lo sfruttamento dell' uomo sull'uomo. Questo e' il socialismo. Purtroppo l'uomo non e' preparato a realizzare il socialismo perche' viene abbagliato e manipolato con falsi valori quali: il consumismo, il carrierismo, il materialismo, l'egoismo, l'individualismo, la competizione e la corsa per domostrare agli altri di essere il primo. Questi sono falsi valori che l'uomo ha in sè, e il sistema capitalistico li valorizza con tutti i mezzi che ha a disposizione per creare il consenso alla propria legittimazione, un consenso che altrimenti non potrebbe esistere. Una cosa e chiudo, e su questo mi dovrai rispondere, come mai il socialismo non piace ai ricchi e nemmeno alla chiesa? Un caro saluto Francesco Belvedere

[01/07, 21:36] Franco Belvedere FRANKFURT:

Compagno B.Lyndon, ti ho trasmesso alcune considerazione che ho mandato a un amico con cui ogni tanto discutiamo, diciamo cosi' animatamente... solo che lui fa molta confusione tra la religione e il sistema sociale in cui viviamo mescolando due piani che non c'entrano nulla. La prima si appoggia a delle credenze, vere o false che siano e riguarda lo spirito ... il secondo  invece si riferisce al sistema di convivenza pratica tra gli uomini,  di tutti gli uomini indipendentemente dal loro credo. Solo che poi quando leggo quello che ho scritto trovo molti errori di battitura che prima non vedo... spero che riuscirai in ogni caso a  comprendermi.Tanti saluti dal compagno Franco-

di Francesco Belvedere

1 luglio, Francoforte sul Meno 

Calcio: l'oppio dei popoli di F. Belvedere

Caro compagno .... A proposito di calcio: io sono fuori da queste emozioni di massa dove per novanta minuti viene bloccato il cervello di milioni di persone ... Da due giorni non si discute che di pallone. Lo sport ,oggi piu' di prima, e' diventato uno strumento del capitalismo per suscitare false emozioni e organizzare il consenso ai suoi interessi, a suon di miliardi. Inoltre proprio il calcio e' un gioco di aggressione e prevede l'annientamento del debole, mentre il vicitore viene osannato e glorificato a fior di milioni al mese. Bertold Brecht diceva che quando la stupidita' si dilata diventa invisibile ed e' questo che noi stiamo vivendo nell'era della tecnologia elettronica. E lo sport in sè, così come viene vissuto oggi, agisce solo da supporto per atrofizzare le menti e deviarle dai problemi reali di ogni giorno; problemi che oggi sono piu' acuti di trenta, o quaranta anni fa. Mi riferisco alle pessime condizioni sociali, alla perdita dei diritti dei lavoratori, alla provvisorieta' e all' insicurezza della propria esistenza e di conseguenza alla mancanza di una prospettiva di vita serena. A questo si aggiungono i drammi che sconvolgono il sistema ecologico e bio dinamico per via dell'inquinamento atmosferico che noi, cosidetti umani, provochiamo in modo eccessivo. Il tutto manco a dirlo è dovuto all'egoismo, alla competizione e alla sopraffazione del piu' debole. Di questi problemi nessuno discute e nessuno fa suscitare emozioni. Carlo Marx sosteneva che il capitalismo per andare avanti, oltre alla distruzione e poi alle ricostruzione dei beni materiali, suscita il proprio consenso promuovendo e valorizzaado gli aspetti negativi che sono insiti nell'uomo: l' egoismo, l' individualismo, la competizione e altre cose ancora. Non voglio annoiarti con le mie considerazioni filosofiche, guarda la partita se hai interesse e non ti emozionare per 22 cretini che corrono dietro ad una palla: si potrebbe dare ad ognuno una palla e così magari non si stancherebbero ad inseguirsi piu' :-) Lo sport e' utile e allerta il corpo e la mente ma solo in chi lo pratica, non per chi fa da spettatore. Tanti saluti da compagno Francesco. di Francesco Belvedere 26 giugno 2021 Francoforte sul Meno