BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

IL CONTRAPPUNTO TRA SOGGETTIVITA' E OGGETTIVITA' SULLA CINA

 

Nutro una profonda ammirazione e stima per il popolo cinese, con la sua creatività, resilienza, forza di volontà. La Cina l’ho sempre reputata una seconda casa, anche per i miei legami familiari. Dalla Cina abbiamo tanto da imparare. Però ultimamente, credo che il dibattito su questo Paese abbia assunto contorni surreali, e, a mio avviso, spesso si confonde il Partito con il Popolo, appiattendo il pensiero di quest’ultimo.

Quando ci si pone con senso critico a certe affermazioni del Governo Centrale, si viene spesso tacciati di avere pregiudizi, talvolta anche di razzismo; la recente produzione di video occidentali poi, girati in Tibet e Xinjiang, per dimostrarci la felicità (diritto di tutti) di quelle Provincie, sono una dimostrazione di come non si debba affrontare un argomento per evitare di cadere nella banalità più totale.

La Cina spesso viene descritta, da molti, come Paese di Universo altro: oggettività e soggettività si sovrappongono, anche quando si parla di numeri. In questa sede cito due episodi recenti, che molti hanno sbandierato per enfatizzare la politica del buon governo: - Lo scorso Luglio escono i dati ufficiali sulla disoccupazione in Cina con un tasso del 5.1%. Se non mi sbaglio un dato addirittura migliore se lo si confronta con lo stesso mese del 2019. Poi succede che ad Agosto, Li Keqian, Primo Ministro cinese, manifesta preoccupazione per i circa 200 mln lavoratori flessibili. Yao Yang, professore dell’Università di Pechino, traduce l’apprensione di Li Keqian, con un calcolo semplice e impeccabile: 15% di disoccupazione reale e 5% di lavoro flessibile. - “La Povertà estrema è stata sconfitta” Xi Jingpin. Non c’è ombra di dubbio che le condizioni di vita generali siano migliorate, ma si è giunti a questa conclusione semplicemente modificando i parametri fissati dalla Banca Mondiale. I cinesi stessi (il popolo o almeno parte di esso) lo hanno capito, la sottile ironia apparsa sui social (anche se solo per poche ore) ne è la dimostrazione.

Concludo dicendo che l’amore incondizionato, va sempre apprezzato, ma il progresso di una società lo si aiuta anche con una certa dose di obiettività, in questo caso umanizzando l'ultraterreno.

Ming Kun

Roma 10 settembre 2021 

Celebrazioni per i 100 anni del partito comunista cinese in giugno 2021

La deriva del fondamentalismo cinese in Occidente di Ming Kun

Negli ultimi anni gli interventi di chi promuove, non la cultura cinese o i suoi progressi economici, ma in sostanza la cultura del Partito Comunista Cinese e del suo operato e quindi del Governo Centrale, si sono moltiplicati a dismisura, così come di conseguenza anche gli attacchi. Nel processo di osservazione di questa tendenza possiamo tracciare un identikit di chi appoggia l’operato del Governo cinese e lo rende in qualche modo pubblico. Per quanto questo ci possa meravigliare, raramente troveremo cinesi (scontato dato il numero esiguo di utenti cinesi iscritti a social media occidentali o che ne abbiano accesso), ma neanche quelli di seconda e terza generazione residenti all’estero, che si espongono nel trattare argomentazioni di carattere sensibile. Il lavoro “sporco” lo fanno per lo piu’ gli occidentali, tra i 35 – 65, cultura medio-alta, alcuni residenti e con attività in Cina/Asia o persone di origine cinese o presunta tale, che vivono stabilmente negli Stati Uniti, Australia o Sud-est asiatico. Premetto che non c’è nulla di strano nello schierarsi da una parte o dall’altra per un civile confronto su temi di varia natura e idee, ma noto come si stia varcando il confine della decenza (finora gli Stati Uniti erano stati sempre i maestri in quest’attività): verità che vengono negate, evidenze che vengono oscurate, testimonianze che vengono screditate. Queste persone in modo consapevole (non si sputa mai nel piatto dove si mangia), altre un po' meno, sono l’avanguardia del Governo Centrale di Pechino, quelli che ci mettono la faccia (quella occidentale, quindi non di parte), ma che rischiano anche di perderla, per curare l’immagine di un Paese, che si sta isolando. Questi sono i rappresentanti del Fondamentalismo Cinese in Occidente, che anche attraverso la “fabbricazione” di documenti e materiale video (che rappresentano, non me ne vogliano, un insulto all’intelligenza umana), ci vogliono dimostrare che tutto va bene, che noi siamo totalmente vittime della propaganda (che esiste) Americana, Canadese, Australiana, Europea. Questi rappresentanti “particolari” del Governo di Pechino, sono tendenzialmente “volontari” che si immolano per la causa cinese, anche a rischio di diventare ridicoli. Infatti intervengono su tematiche sensibili descrivendoci lo Xinjiang, Regione Autonoma Cinese, dove vive la minoranza musulmana uigura oppressa, come quasi un Paradiso sulla Terra, dove troviamo armonia sociale e felicità diffusa. I centri di detenzione diventano così centri di formazione (anche se militarizzati), il trasferimento “coatto” della forza lavoro diventa un progetto per alleviare la povertà della minoranza musulmana, la distruzione di decine di moschee un nuovo piano regolatore urbano. Anche quando si pronunciano sui fatti di Hong Kong, i manifestanti (circa 2 milioni su 7) diventano terroristi, mentre le incursioni nel Mar del Sud della Cina e a Taiwan, vengono descritte come giuste rivendicazioni territoriali che risalgono alla notte dei tempi (in alcuni casi si arriva anche al Paleolitico) Notiamo che negli ultimi anni molte cose sono cambiate. Alla propaganda americana a livello globale si contrappone quella cinese. In sostanza le due piu’ importanti economie mondiali si sfidano spesse volte a colpi di idiozie. Gli Stati Uniti cercano di validare in modo scientifico le loro teorie, arrivando anche a falsificare documenti, la Cina al contrario si affida all’estetica delle conferenze stampa, a video promozionali e al lavoro di centinaia di occidentali che si fanno ambasciatori della politica cinese. Ora ognuno è libero di esprimere i propri convincimenti, ma se si evitasse di essere cialtroni (evitando di giustificare il comportamento dell’uno, citando gli errori dell’altro) si potrebbe arrivare a rivalutare alcune azioni del Governo di Pechino. In questa sede credo che solamente citare un dato di fatto: l’arresto di Grandma Wong, classe 1956, che se ne andava in giro per le strade di Hong Kong, con un ombrello giallo, a commemorare il massacro di Tiananmen, ci fa capire la deriva che sta prendendo il Governo Centrale di Pechino e che in sostanza quello che si racconta avvenga nella Regione dello Xinjiang non è troppo lontano dalla verità.

di Ming Kun 

28 giugno 2021 Pechino