BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

Cretto di Burri, Gibellina vecchia

RUBRICA: Sicilian roots

Il sangue che ci scorre nelle vene è il condensato di diverse stratificazioni e contaminazioni che nel tempo hanno reso noi siciliani così come siamo adesso.

Ed è “grazie” alle passate dominazioni straniere che il nostro dialetto, la nostra parlata, i gesti che vi si accompagnano, ma anche la nostra indole e le nostre personalità si sono arricchite fino a diventare un unicum irrepetibile e in molti casi anche indecifrabile. Ora, per puro diletto, qualche tempo fa con la mia compagna (ora mia moglie) ci siamo inventati una sorta di gioco scherzoso che consiste nel classificare la diversa indole dei vari tipi di siciliano.

Si tratta di isolare il carattere preminente di alcune persone/personalità (alcuni "tipi" si prestano in particolar modo) e di associarlo alle caratteristiche peculiari (utilizzando dei veri e propri stereotipi) del ceppo etnico da cui sembrano provenire. Premetto che non c’è niente di serio in tutto ciò e che non c’è qui nessun intento di schematizzazione o semplificazione del concetto di razza, di cultura o di religione. 

Ad esempio, a chi di noi (noi negli -anta avanzati) non è capitato di avere avuto una nonna apprensiva all'inverosimile, costantemente imbevuta di pessimismo cosmico, percettrice di tragedia ad ogni lieve piegarsi della fortuna? Ecco, quello della tragedia è probabilmente un tratto da ascrivere ad un’indole di provenienza tutta greca: quando cioè il corso e ricorso delle avverse fortune dà adito a slanci di autocommiserazione e a un profondo senso di vittimismo. Chi più degli Antichi Greci possono spiegare questa tendenza? Proprio loro che, imbevuti di fatalismo, affidavano il loro destino al regolamento dei conti fra gli dei.

C'è poi un termine ormai in disuso che indicava una fiera lealtà, una forte determinazione e una rara dedizione verso un obiettivo. Ricordo che mia nonna per indicare qualcuno con queste caratteristiche amava dire: "beddu latinu". Espressione da ascrivere probabilmente allo stereotipo filtrato nel tempo (nonostante tutto questo tempo) dello specimen del guerriero romano o latino.

Chi non ha ricordi dei vecchi tempi andati in cui non ci si muoveva se non a grupponi di minimo trenta persone? (magnifici anni 80 e 90) Bene, ci si ricorderà pure che in quelle compagnie oceaniche c'era sempre il cascamorto di turno, quello cioè che ci provava con tutte, purché respirassero. Ecco, quello potrebbe essere un tratto identificabile con il francese angioino. Non è un mistero se la prima e unica rivoluzione popolare in Sicilia (che portò alla cacciata degli angioini) fu dovuta alle continue melliflue sguaiate avances che le nobildonne palermitane dovettero subire ad opera di quei simpatici lumaconi transalpini. Fin a quando cioè il Moustafà o il Mohammad che covava dentro all'indole dei palermitani sottomessi e precedentemente arabizzati a dovere, non venne fuori con tutti gli attributi. Risultato ? Tratto arabo batte tratto francese 2 a 0 e palla al centro. Peraltro, grande nota di orgoglio se si conta che per una volta i siciliani hanno saputo anticipare i tempi, finendo per insegnare proprio ai transalpini un certo tipo di Rivoluzione ... addirittura 500 anni prima della Marsigliese.  

Il tratto della permalosità, invece, cosi' tipicamente insito nell' homo siciliensis potrebbe rientrare nello stereotipo dell’arabo. Daltronde, dopo averci insegnato a dominare (risparmiando) l’acqua, a governare i campi in agricoltura e a costruire magnifici archi a sesto acuto, qualche difetto potrebbero anche avercelo lasciato. 

Il tratto bizantino si estrinseca attraverso il macchinoso, pedantesco e cavilloso filosofeggiare di alcuni siciliani, specie se impegnati nello sforzo di un' ardita autodifesa; comportamento che denota in nuce una arzigogolata e sofisticata personalità, spesso e volentieri "double face". 

Gli opportunisti freddi e calcolatori, coloro che giocano di rapina che aspettano il momento per piazzare il loro colpo vincente, non possono poi che avere il volto e i tratti di un pirata turco saraceno. Si diceva altrove, su questo blog, di Mammaddrau e delle sue avventure siciliane. 

Per modalità, metodi cruenti e ferocia dei loro comportamenti i normanni non furono secondi a nessuno. Dal momento in  cui sbarcarono in Sicilia il loro obiettivo fu solo uno: sterminare uno ad uno ogni musulmano presente sull'isola e cancellarne  lingua e religione. Lavoro portato a termine poi dai loro "parenti" svevi.  Adoriamo la Zisa, la cattedrale di Palermo e quella di Cefalù, e tutte le magnifiche cose che la dominazione normanna ci ha lasciato in eredità ... ma in termini di crudeltà, gli Altavilla non furono secondi a nessuno. E c'è da ammetterlo: la sanguinaria mafia degli anni '90 di Totò Riina  Binnu Provenzano non avrebbe mai osato tanto ...

La dominazione spagnola che fu  lunga e complicata potrebbe aver lasciato delle tracce indelebili nell'indole di un certo tipo di siciliano. L’ampollosità barocca, una copiosa verbosità e una ancestrale fiducia nei propri mezzi (quel "gallismo")  oltre ad una buona dose di pigrizia, senza tralasciare il rito della siesta di ogni siciliano che si rispetti (specie nei mesi estivi). Tutti tratti che potrebbero essere stati amplificati durante il Regno borbonico delle due Sicilie la cui fortuna era strettamente collegata a Napoli e alla corona di Spagna. E qui mi fermo, poiché per poter enucleare i tratti salienti del nuovo siculo/italiano nato dopo l’unificazione della Sicilia al resto della Penisola, non basterebbe probabilmente un intero libro.

Ora per finire, mi capita (spesso) per lavoro di dover affrontare tavolate di allegri stranieri che, specie se per la prima volta sull'isola, si sentono allo stesso tempo spaesati, attratti e incuriositi dalla nostra cultura, percepita al grado minimo come una costante dicotomia (dove bello e brutto che coesistono insieme), al grado massimo come un irriducibile policentrismo spesso senza possibilità di sintesi univoca. Ad un certo punto della serata, movimentata, allegra e spesso chiassosa, innaffiata da calici di nettare degli dei, si può essere sicuri che, puntuale come la morte, arrivi la domanda che più di tutti gli stranieri si sognano di fare ad un siciliano (non per cattiveria) da prima che il loro aereo abbia lasciato la pista di decollo del loro paese: "ma allora, questa Mafia?...".

Ripeto, non è cattiveria, quanto certamente curiosità per un mito trito e ritrito probabilmente alimentato sia dalla cinematografia, sia purtroppo dai fatti reali che hanno nel recente passato flagellato la storia della nostra isola. E come spiegare loro che  la Sicilia è invece tante cose, con mille stratificazioni, infiniti percorsi e inimmaginabili tesori nascosti nelle pieghe del suo dialetto e nei dettagli (a volte inspiegabili) dei comportamenti delle sue gloriose genti.

Questa rubrica tenta di mettere in luce qualche percorso e  alcune fra le mille sfumature dei Siciliani, nel bene come nel male, senza pretendere di essere oggettiva, nè tanto meno scientifica. Ma ben sapendo che dietro agli stereotipi e ai luoghi comuni si nasconde quasi sempre un fondo di verità. 

PUBBLICATO SU:

A) https://itacanotizie.it/category/blog/la-corda-pazza/

B) https://www.ilpensieromediterraneo.it/tag/gianvito-pipitone/