BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

Macron: quell'irresistibile leggerezza di uno schiaffo.

Si può reagire agli schiaffi in mille modi. Il cinema ci offre un campionario ampio e divertente. La scena del film Amici miei è da antologia. Dalla notte dei tempi gli schiaffi si danno e si prendono. L'atto in sé ha certamente un grande valore di provocazione, sfida e, non da ultimo, nella sua accezione probabilmente più "nobile" (?), esige una decisa richiesta di attenzione da parte dello schiaffeggiato. Da qualunque lato lo si guardi lo schiaffo o ceffone, fa parte di una scena preordinata, di un modello standard, un cliché. Giusto come in una pièce teatrale, o nell’esibizione di un clown in un circo, così come in una slapstick comedy. In fisica potrebbe rappresentare quella forza, la scintilla che porta al cambiamento dello stato d'inerzia; in chimica qualcosa che ha a che fare con un principio della termodinamica. Surrogato potenziale di violenza contenuta, botta di adrenalina, schiocco di scopetta a salve … Insomma, davvero le metafore non mancano. Nella sua versione più light, lo schiaffo è come una torta in faccia: a chi tocca nun se ‘ngrugna. Insomma, c'è poco da fare: il ceffone esiste in natura. Eppure ... fa sempre notizia. Ci sono due termini grosso modo che indicano lo schiaffo nella lingua inglese. Il primo è slap, termine onomatopeico tanto affascinante da indicare -in musica- una particolare tecnica sugli strumenti a corda. L'altra è blow, un “colpo” così delicato da trasformarsi quasi in "soffio". E un soffio, come si sa, non ha davvero fatto mai male a nessuno. In francese il termine gifle, schiaffo, proviene dall'antico francese, dove indicava originariamente “mascella”, ossia il luogo fisico dove si consuma il misfatto. L'altro termine d’oltralpe per indicare un sonoro ceffone è claque, termine che ha a che fare strettamente con gli "applausi".  In spagnolo, i termini gustosi bofetada e bofeton tradiscono un legame con l'italiano buffo/buffetto, da dove arriverebbe anche il termine buffone, simili in italiano quanto in spagnolo. Tutte parole provenienti da un'unica etimologia, bufus, che in latino sta per “rospo”. Volendo interpretare: chiunqua abbia preso un ceffone ben assestato sembra quasi come un rospo alle prese con gli esercizi di rigonfiamento della gorgia. Senza dimenticare ovviamente la celebre boffa siciliana. Ma è l'italiano che completa il quadro… con due termini abbastanza indicativi. Uno onomatopeico, schiaffo, appunto, proveniente dal tedesco “skleff”; l'altro, ceffone, mutuato nientedimeno che dal francese chef, che appunto in francese significa "capo". Termine rimasto anche nell'espressione "che brutto ceffo". E qui il cerchio si chiude. La storia e l'etimologia di quel gesto insomma non mentono. Qualsiasi sia il valore che François Macron abbia voluto dare al sonoro ceffone rimediato l'altro giorno, a margine di un incontro con il pubblico, sembra che quella scena fosse scritta addirittura nell'etimologia delle parole che traducono il gesto. Non appena consumato il gesto, il provocatore sembra sia stato udito dire: "Suvvia, Monsieur Buffon, non è mica la fine del mondo, è stato appena uno slap, leggero come un soffio, una boffa che ti ha appena accarezzato la mascella. Caro chef di stato, ti si sono sono gonfiate le gote proprio come un rospo, non ti arrabbiare mica, era appena un buffetto innocente, l'ho fatto solo per sentire lo skleff che fa. E adesso, mesdames et messieurs, forza con la claque". Applausi. Avendo in seguito ascoltato le dichiarazioni distensive del provocatore, Monsieur le President, dopo la prima reazione leggermente scomposta ("com'è vero Diu, ti scannu e ti 'mpennu ‘npunta de la Torre Eiffel…cu li baddi cusuti au contrariu” si sarebbe lasciato scappare a caldo) ha deciso di invitarlo all'Eliseo, per ascoltarne le motivazioni. Per l’occasione pare stia facendo allestire una sorta di ring. Ancora incerta la scelta delle armi. Probabilmente si procederà all’arma bianca.

10 GIUGNO 2021