BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

Zitti ... e a casa

 

Si fa sempre in tempo a voler credere al buon vecchio adagio: non è vero ma ci credo. Specie quando a farla da protagonista e' la TV, da una parte, e l'opinione pubblica, dall'altra. A margine della finale del Festival Eurovision 2021 che come ogni anno registra la partecipazione di artisti e gruppi musicali scelti fra quanti si sono aggiudicati il contest nei rispettivi paesi, e' capitato un imbarazzante incidente che misura un po' il polso sullo stato dell'arte della nostra società e sul grado di impreparazione della nostra opinione pubblica a sfatare vecchi taboo. E soprattutto a prenderli di petto.

Parlare di "allucinazione generale" per quanto successo, mi sembra la giusta angolazione da cui affrontare la questione. E anche abbastanza in tema, visto l'argomento droga. E dal momento che nemmeno il rock e lo stile di vita rock sono ormai piu' esenti dal political correct, sembra proprio che bisognera' davvero rassegnarsi al "bacchettonismo da riporto" che da tempo ormai ha cominciato irrimediabilmente a sommergerci sotto quintali di perbenismo ipocrita.

Ma andiamo con ordine. A dire il vero, dell' Eurofestival ogni anno si parla solo per una serata e la mezza mattinata successiva, per lasciare bellamente sprofondare nell'oblio un minuto dopo la principale kermesse canora europea. La succosa variabile di questa edizione era rappresentata dalla partecipazione del gruppo rock laziale, i Maneskin. Con il loro stile rock, coerentemente sopra le righe e con i loro eccentrici travestimenti.

La vera notizia non è nemmeno che abbiano vinto. In un contest ci sta, si vince e si perde. E saranno stati pure contenti i nuovi e i vecchi fan del rock alternativo nel vedere trionfare il pezzo dal titolo Zitti e Buoni, che è tutto un programma. Piaccia o non piaccia il loro stile, il pezzo, gia' vincitore in quel di Sanremo, viaggia e il quartetto regge l'impatto del palco con piglio da band navigata e sicura di sé, meritando probabilmente la vittoria finale. Bravi. Un po' meno bravi, invece, fuori dal palco... perdendo l'occasione probabilmente per  dimostrarsi più rock di quanto non sembri.

A tenere banco più della performance musicale, l'altra sera, sembra sia stato infatti un gesto inconsulto, immortalato in un frame della telecamera, isolato e postato da qualcuno nel mondo della grande Immondizia Digitale: la presunta pippata di coca attribuita al frontman che ha fatto il giro del mondo/web in pochi minuti. Tanto da scatenare la polemica in diretta, chiamando -sembra- lo stesso protagonista a dover smentire di aver compiuto quel gesto e a prendere immediatamente le distanze da chi fa uso di droga. Fino al surreale verdetto della "commissione" di controllo interna (sic) che alla fine ha decretato, come dire, il non luogo a procedere.  Riassegnando in definitiva la vittoria ai Maneskin. Con buona pace degli oppositori francesi.

Ammettiamo pure che, come si è difeso l'artista, la telecamera abbia preso fischi per fiaschi e che quel gesto non sia stato mai compiuto. Ma allo stesso tempo, immaginiamo per assurdo che invece quel gesto, maldestro e con la convinzione di sfuggire alle riprese, sia stato compiuto per davvero. Cosa poteva a quel punto prevedere il canovaccio di questo fuori programma inaspettato? Che il giovanotto avesse dovuto ammettere davanti all'Europa tutta di essere uno sfigato cocainomane? E ovviamente, a frittata fatta, e posizione presa, cosa avrebbe potuto dire se non smentire in maniera categorica, aiutandosi con mani e piedi, che non avrebbe mai fatto uso di droghe? Non solo, probabilmente pressato da dietro le quinte, per tagliare la testa al toro, ha pure dovuto rincarare la dose affermando di essere disposto a fare le analisi per dimostrare di essere "pulito". Mai come in quel momento, credo, il Frontman dei Maneskin, si è ricordato della massima di Gide e del tritacarne dell'opinione pubblica: "amare se stessi non è vanità, è sanità mentale". Con buona pace della propria anima rock.

Nello stesso preciso istante credo che infatti i pilastri fondanti della musica rock, alla cui cultura alternativa, immagino questi ragazzi si ispirino, si stessero a poco a poco sgretolando per cedere in un rovinoso crollo verticale. Non tanto perché il luogo comune vuole per forza di cose il rocker, se non imbottito all'inverosimile, comunque naturalmente drug friendly. Ma soprattutto perché per una rock band che predica pensieri e schemi alternativi al mainstream, è pur sempre una sconfitta dover cedere una parte della propria libertà di pensiero e di azione. Per quanto teorica. A maggior ragione poi se in eurovisione. Sono sicuro che se avessero potuto scegliere di risparmiarsi questa magra figura, questi baldi rockers avrebbero fatto a cambio con il secondo o il terzo posto. E invece sono caduti dritti nel Trappolone.  

Essere costretti a dover prendere le distanze dal mondo delle droghe tutte, per una band rock non è proprio una cosa  da mettere facilmente in colonna. Senza peraltro avere neanche la possibilità di argomentare sulle differenziazioni fra droghe leggere e pesanti. Mi si scuserà lo sciocco , superficiale e rozzo sillogismo ma è come pretendere la verginità in un postribolo.

Ad un certo punto dell'inghippo, comunque, mi pare di aver capito, la preoccupazione principale  della regia del festival sembrava in certo qual modo quella di voler portare a casa il risultato. Ossia: salvare le apparenze. A reti europee unificate. A dispetto di qualsiasi verità. E non era di certo quella la sede adatta per impelagarsi in inutili coming out. Che pure sarebbero potuti risultare molto piu' educativi. Ma, e lo sappiamo bene, la TV non cavalca mai quello che non ha artatamente preparato. E questo fuori copione era troppo politicamente scorretto per poter esser trascinato nel porto sbagliato.

Senonche', il dato incontrovertibile è un altro. Che il mondo è pieno di giovani (e meno giovani) che si impasticcano, che si fanno di piste, che si bucano di brutto. Non è di certo un mistero. E' la cruda realta'.  Facile pertanto schierarsi contro la droga e probabilmente ancora più facile rimanere indifferenti al problema. Più difficile è invece affrontarlo nei giusti termini. Quella del Eurofestival sarebbe potuta forse essere la giusta ribalta. Ma gli attori coinvolti non erano preparati se non a salvarsi le chiappe.

Nel frattempo,  lasciamo pure i Maneskin ai loro esercizi di equilibrismo, e alla loro giovane età, incalzati com'erano dall' inaspettato fuori programma, e dall'enorme occhio di bue che d'emblee si sono ritrovati addosso. Avranno spero tempo e modo per riaffrontare il problema, con più maturita' e serenita'.

Per concentrarci  in poche righe sul  vero problema. La dipendenza dalle droghe pesanti rimane ancora oggi uno dei tanti taboo del mondo occidentale. Argomento complesso, irrisolto, spinoso e divisivo. E come ogni taboo, si fa prima a non parlarne... e quando per caso sbuca fuori l'argomento ecco che ognuno di noi comincia a nicchiare. Piu' facile pensare che il problema riguardi gli altri e mai noi stessi e i nostri figli e i nostri nipoti. Il fatto di girarci dall'altro lato, di non voler guardare in faccia la realtà, di nascondere la spazzatura sotto il tappeto, non aiuta a delineare al meglio quella che in molti casi è una grave emergenza sociale. Una piaga che in molti casi rischia di smembrare le famiglie intaccando irrimediabilmente la qualità della loro vita. Un sistema che tende ad astrarre o idealizzare il problema e a nascondere le proprie magagne dietro ad un perbenismo bacchettone, di certo non aiuta a tratteggiarne le sue complesse dinamiche. E non è relegando la questione ai servizi sociali, ai reparti specializzati di medicina, e quando va bene, alle stanze degli psicologi, che si prende davvero di petto l'argomento.

Così come, non è solo la Scuola a rappresentare l'anello debole. Ma tutta la filiera del processo educativo e civico che dovrebbe a mio avviso essere chiamata a fare di più. A partire dalle istituzioni locali e quelle statali, con campagne mirate di educazione. Da una stampa responsabile, poi, e non da quella "sensazionalistica" che cerca la notizia pruriginosa da dare in pasto al "popolo bue", dovrebbe scaturire la scintilla per una più profonda consapevolezza sui rischi dell'assunzione di droghe pesanti .

Perché chi fa uso di droga pesante, oltre a sopportare il peso di non vivere in maniera adeguata la propria vita, minando alla base la propria salute, non abbia pure a combattere contro lo stigma della lettera scarlatta, preda indifesa dell'accerchiamento e della emarginazione sociale.

 

30 maggio 2021