BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

Adelante con juicio ...

Ormai in politica vale davvero tutto e il contrario di tutto. Intendiamoci, a me Draghi non sta antipatico, anzi. Probabilmente è il nome giusto che in questo momento storico sembra mettere d'accordo tutti o quasi tutti. Il tempo e la Storia lo diranno. Ma il vulnus del bimbominkia Renzi, coperto da più di uno dei poteri forti, tipo Confindustria, è stato, secondo il mio parere, la dimostrazione plastica dell' inguaribile malattia di cui soffre cronicamente il nostro sistema politico di governo: l'instabilità. Di come cioe', uno che rappresenta, si e no il 2% dei voti in Italia, possa condizionare in maniera determinante il corso delle funzioni di uno Stato. Per mero capriccio, per una sua personale sfida o calcolo elettorale o anche per un impulso distruttivo e autodistruttivo. Una stortura ancora piu' dolorosa, se si considera il momento drammatico che stiamo attraversando oggi.

E' questa secondo me la riflessione che dovrebbe  fare seriamente la Politica, prima o poi. Ossia, all'interno del mondo occidentale, di cui ci vantiamo tanto di far parte, l'Italia offre un raro, anomalo e invitto esempio di "sudamericanizzazione" della propria politica. Una malattia ereditaria, contagiosa e asintomatica che ci ha ormai narcotizzati, e che ci ha abituati alle piu' vili manovre di palazzo, facendole passare, sotto traccia, come fisiologiche espressioni di democrazia. E fino a quando la tendenza non verrà decisamente invertita saremo sempre destinati a comparire al banchetto dei grandi paesi che contano, come cenciosi convitati dai piedi di argilla.

Sento in giro che ormai Conte è stato bello che digerito, da giornali, maitre a penser e TV di stato, passando per Mediaset (ho seguito come mai, con occhio curioso, i telegiornali). La fanfara mediatica in questi giorni e' stata tutta per Draghi, come è giusto che sia, mentre non sara' sfuggito ai piu' una non troppo velata nota di encomio per Renzi che, esultando neanche troppo sotto traccia, e' passato all'incasso del suo misero obolo. Come un qualsiasi conferenziere da quattro soldi.

Francamente trovo davvero insopportabile questo tritacarne della politica di casa nostra, dove un giorno sei tutto e l'altro ti ritrovi ad essere meno di niente. Non c'è riconoscenza, né rispetto e neanche garanzie di stima per chi ha tenuto le redini del paese, mettendoci la faccia (pur compiendo nel proprio percorso innumerevoli errori) in uno dei momenti più bui dal dopoguerra. Ma d'altra parte, in politica più che in altri domini, vale sempre il vecchio detto latino: Nemo Profeta in Patria.

Se non fossimo il paese di Macchiavelli ci si potrebbe augurare per il futuro una classe politica integra, colta, equilibrata, formata adeguatamente e soprattutto lungimirante. Allo stesso modo, se non avessimo avuto il maledetto ventennio fascista forse ci verrebbe piu' spontaneo e naturale pensare ad un sistema di governo piu' forte, stabile, duraturo. Capace di resistere oltre che agli inganni del tempo... ai capricci e ai personalismi di una politica oramai dichiaratamente senza scrupoli. E invece, mi sembrano queste adesso le due peggiori condanne cui si e' fisiologicamente votata la politica di casa nostra: il Machiavellismo e i rischi collegati alle derive autoritarie.

Il Machiavellismo che ci scorre nelle vene ha fatto si' che dal secondo dopoguerra in poi, il politico italiano, prima che essere servitore dello stato, si dovesse specializzare nelle discipline piu' in voga in seno alla sua arte. E' cosi' che ci siamo ritrovati per la via politici spie, politici mafiosi, politici corrotti fino poi ad arrivare negli ultimi decenni ai politici "da bere", faccendieri, puttanieri e fenomeni da baraccone, saltimbanchi e lecchini, una nutrita sequenza di mostri in cui pure la presenza di qualche comico e' sembrata, tutto sommato, la meno dolorosa. La figura del bimbominkia (di quello che o gioca oppure si porta via il pallone) e' solo l'ultima di questo orrendo circo Barnum.

Discutevo con un amico l'altro giorno (anzi whattsappavo) sulle sorti delle ataviche malattie della politica italiana. Si diceva della nostalgia per quella politica seria fatta di partiti, discussioni partecipate, dibattiti viscerali. Una politica che forse, noi della nostra generazione non abbiamo mai conosciuto direttamente, ma che sotto sotto forse abbiamo auspicato, idealizzandola ognuno nel chiuso delle nostre camere caritatis. Allo stesso tempo commentavamo di come non se ne potesse piu' di sopportare i soliti leader carismatici, "bannere di cannavazzu", che crescono come malerbe annaffiati da questi tempi infidi, bui e tempestosi. Augurandoci, in definitiva, la rinascita di una politica totale frutto della partecipazione delle persone. Certo, un anacronismo se si pensa al personalismo irrefrenabile verso cui da decenni ormai la politica ha girato la sua poppa.'

E l'Italiano della strada, specie se di sinistra, vive su di sé questa maldigerita contraddizione, alla costante ricerca di un equilibrio precario, in un percorso scosceso e fatto di saliscendi. Una condizione quasi  schizofrenica. E ovviamente, nemmeno noi -io e il mio amico- ci sentiamo esentati da questo giudizio. Abbiamo bisogno del leader forte in cui identificarci, ma allo stesso tempo abbiamo paura dei leader forti. Perché ci richiamano alla memoria il pelatone, quello a torso nudo con il broncio perennemente stampato sulla maschera di gomma.

E' per questo che in passato, per evitare di essere bonificati da lui e da gente come lui, finita la guerra, la Costituente ha eretto un sistema di governo e un equilibrio dei poteri dello stato apparentemente perfetto. Ma forse oggi un po' datato... Nell'imbastire  un sistema di pesi e contrappesi, De Gasperi &C. intravvidero la formula per un equilibrio "perfetto" fra i poteri: presidente della Repubblica, Governo e Parlamento con bicameralismo. Questa grande archotettura, di certo, ha posto al riparo la nostra giovane democrazia dal rischio dei pelatoni a braccio teso. Ma probabilmente ci ha frenato in maniera sostanziale dall'altro. Se, come e' vero, in Italia un governo dura in media un anno, un anno e mezzo. I più longevi raramente arrivano a 3 anni ...

Chissa' se sono maturi adesso i tempi  per  mettere mano  ad una nuova architettura dello Stato. Il sistema della Repubblica Presidenziale Francese ad esempio non mi pare che ponga rischi di fascismo. La media della durata dei governi francesi e' abbondantemente al di sopra di quelli di casa nostra. E l'instabilità politica di governo ridotta al minimo. La figura di un Presidente della Repubblica forte, con piu' ampi poteri, e con diverse competenze strategiche concentrate nel proprio mandato, potrebbe forse ovviare a questa ondivaga rappresentazione del potere di casa nostra: accattone, rissoso, autoreferenziale, arrivista e senza scrupoli. O almeno potrebbe limitarne le storture.

La politica, è vero, deve nascere dal basso, comitati, movimenti, partiti, associazioni, volontari ma tutto cio' deve poi convergere e si deve tramutare in una chiara e solare governabilita'. Non possiamo rischiare ad ogni tornata elettorale di avere attaccato ai maroni il Renzi di turno che, in virtù dei suoi zero virgola, faccia il bello e il cattivo tempo.

Chissà se Draghi non riesca ad invertire quella rotta e non riesca a costruire una figura forte, equilibrata, autorevole che in virtù delle sue doti di temperanza sia in grado di esprimere il meglio della democrazia. E' un augurio. Restando ovviamente sempre ben vigili verso chi ha la malsana tentazione di tendere il braccio.

6 febbraio 2021