BARRY LYNDON

Riflessioni su attualità, geopolitica, storia e cultura

Giochi pericolosi

Siamo stati fra le ultime generazioni a crescere in maniera semi selvaggia. Quando avevo dieci anni, i pomeriggi duravano una vita. E dopo aver raffazzonato in fretta e furia i compitini del giorno, trangugiando di corsa la merenda, "pane vino e zuccaro", la mia preferita, si usciva di casa per fare ritorno poi la sera, stanchi morti, sporchi e sudaticci. Ma felici.

Le alternative di quei lunghi magnifici pomeriggi erano tutte li', a portata di mano. Si poteva andare a fare un giro con la bici, per i più fortunati a bordo della BMX, gareggiando sulla pista di Scuparu; oppure se si trovava il giusto numero, si poteva organizzare una mega sfida a calcio, bastava trovare un qualsiasi piazzale libero a Timpuni: posizionando agli estremi due coppie di tufi ,o "cantuna", a mo' di porta. Dove in alcuni casi il concetto di goal diventava relativo: dipendeva da quanto eri forte di pugno.

Ma se in settimana si erano racimolate mille lire, il pensiero correva subito all'edicola, alle figurine di calcio Panini. A gruppetti di quattro o cinque, pallone (di "corio") sotto il braccio, ci si incamminava così per un viaggio a piedi attraverso il "margiu". Un viaggio che sapeva di avventura, il cui ricordo, a distanza di piu' di trent'anni, fa ancora bene al cuore.

Durante il tragitto si attraversavano distese di grano e vigneti, sterpaglie e rovi spinosi, fra pendii e burroni scoscesi. E nell'aria aleggiava il fragrante profumo della terra bagnata, misto al pungente odore dell'erba e dei fiori di campo. Si incrociava poi un fiumiciattolo che piu' in la' sfociava in una specie di stagno, dove i piu' intraprendenti si affannavano a pescare rane e girini con il cappio, "chiacco". Mentre gli altri si affaccendavano a cacciare le lucertole ("cucciajddi") che avrebbero impallinato con la fionda (che noi chiamavamo "freccia") usando delle olive come proiettili.

Nel corso delle nostre esplorazioni, un giorno scoprimmo una distesa di erba perfettamente rasata, dove ci eravamo premurati di mettere su un bel campetto di calcio. Salvo poi scoprire che quel magnifico tappeto verde, che avevamo ormai sufficientemente arato, altro non era che "furmentu". Prima di sbucare fuori dal margio, tappa fissa per quell'attivita' che avevamo birichinamente battezzato: "futtiri aranci". E via dunque a scavallare il recinto dove d' inverno si faceva incetta di arance, mandarini e "pirittuna" e, d'estate, di fichi, "pruna" e "pircoca". E finalmente si sfociava nello "stratuni", a due passi dall' edicola dove ad aspettarci c'era Lui, in mezzo a quel meraviglioso odore di carta e colla tipico delle edicole, il signor Cicala, il nostro mito, incorniciato da profumati giornali e fumetti e in un angolo, non troppo nascoste, da magnifiche immagini di donne mezze nude. E mentre il sig. Cicala, inumidandosi il pollice, prendendole dal mazzo, contava meccanicamente le bustine di figurine, noi non riuscivamo a capacitarci: perché mai quell'uomo che sembrava uscito fuori da un racconto dei fratelli Grimm, non aveva la tentazione di aprirle tutte per se', quelle bustine?

Il ritorno a casa era per forza di cose piu' veloce dell'andata. Impazienti come eravamo di scartare il frutto dei nostri acquisti. Eccitati all'idea di trovarci dentro lo scudetto, di Juve, Inter, Milan, che valevano 100 figurine, oppure le squadre, che ne valevano 50. Mentre rimanevamo un po' perplessi quando ci ritrovavamo davanti le figurine dei giocatori di serie B, che valevano appena la metà. Subito dopo, ci attendeva la veranda o il sottoscala della casa di qualcuno, dove ingaggiavamo gare di soffietto, "ciuciareddu". A fine giornata, quando ormai fuori era buio pesto, rientravamo a casa stanchi, affamati e felici correndo ad abbracciare la mamma.

Non c'era il telefono, cellulare o smartphone che dir si voglia. Non c'era la Wii, il Nintendo e non avevamo consolle di nessun tipo. Non c'era il laptop, il computer, l'iPad o l'iPod. Non c'era you tube, facebook e non c'era Tik Tok. Non c'era nemmeno Netflix  e, prima di cena, ci era concessa mezz'ora di Mazinga Zeta o Remì; se si rientrava un po' prima si poteva beccare Holly e Benji e, se si era fortunati, anche Lady Oscar o addirittura Lupin III. Almeno fino a quando non saltava la corrente che, spesso, specie nelle buie serate invernali, ci costringeva a lunghe ore al lume di candela. Ma neanche quello era un problema. Perche' era allora che sbucava fuori la cassetta della Dama.

 

23 gennaio 2021

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A) https://itacanotizie.it/category/blog/la-corda-pazza/

B) https://www.ilpensieromediterraneo.it/tag/gianvito-pipitone/